le banche e il potere

USIAMO GLI SCEC -

BISOGNA CONOSCERE I MOTIVI DI TANTO DISSENSO ALLA TAV TORINO-LIONE

domenica 19 dicembre 2010



I pastori sardi figli di un Dio minore.

mercoledì 29 dicembre 2010
I pastori sardi che sono andati per manifestare pacificamente a Roma per far sentire le loro ragioni sono stati preventivamente allontanati con la forza al loro sbarco nel porto di Civitavecchia.
Perché tanta rigidità nei confronti di un gruppo di 200 persone che dato il loro esiguo numero non poteva certamente rappresentare una minaccia all'ordine pubblico? La sensazione è che siano stati trattati così duramente proprio perchè le loro rivendicazioni suscitano al massimo solidarietà e simpatia ma non impensieriscono i detentori del potere. E' solo con i figli di un Dio minore che si può usare la mano pesante.

venerdì 17 dicembre 2010

SE NON CI MANGIANO ANCHE L'ULTIMO PEZZETTO DI TERRENO NON SONO CONTENTI. QUANDO SCOPPIERA' LA BOLLA IMMOBILIARE IN VENETO?COSTRUIAMO SENZA SENSO SOLO SPERANDO DI VENDERE ORRIBILI CAPANNONI.


COMUNICATO STAMPA CAT  15/12/2010

Veneto City Green: all’Ing. Endrizzi e soci basta qualche effetto speciale e una spruzzata di “verde” per confezionare un vero e proprio “pacco” natalizio.
Dopo il giro di vite su Romea Commerciale, Camionabile e elettrodotto, i Sindaci di Dolo e Pianiga hanno una grande responsabilità: fermare Veneto City significherebbe ostacolare pesantemente “Bilanciere Veneto”, il progetto strategico della regione Veneto che distruggerebbe  il territorio tra Padova e Venezia.
I Comitati di CAT non ci stanno e rilanciano: fermare la cementificazione si può come insegna Domenico Finiguerra Sindaco del primo Comune d’Italia a consumo a zero  di suolo.

Sulla nuova versione “green” di Veneto City presentata ieri a Dolo dall’Ing. Endrizzi e soci, i Comitati di CAT hanno le idee chiare: si tratta solo di un “pacco” natalizio confezionato con effetti speciali e pennellate di “verde”. Veneto City è e rimane una speculazione immobiliare dagli effetti distruttivi. La pochezza di dati e informazioni sul genere di attività che dovrebbero insediarsi, così come l’assenza di dati sui flussi di traffico e sulle ricadute ambientali non fanno altro che confermare la pericolosa ambiguità dei proponenti.

I comitati avvertono: i Sindaci di Dolo e di Pianiga hanno una grande responsabilità perché avvallare Veneto City significa dire di sì anche alla Camionabile e alla Romea Commerciale; bloccare Veneto City significherebbe invece far deragliare il “Bilanciere Veneto”, il folle progetto della Regione Veneto fatto di cemento e autostrade che distruggerebbe completamente Riviera e Miranese.
Le due amministrazioni rivierasche se vogliono possono bloccare questo disegno, ma dovranno avere il coraggio di rinunciare alla tentazione di svendere il territorio in cambio degli introiti derivati dall’ICI e dagli oneri di urbanizzazione; introiti per altro illusori visto che nel conto non vengono mai considerate le ingenti somme di denaro pubblico spese per fronteggiare i disastri dovuti alla cementificazione, come insegnano le recenti alluvioni. Ma l’entusiasmo dimostrato dal Sindaco di Pianiga e il possibilismo di quello di Dolo dimostrano che forse la lezione non è bastata.

Non c’è nessuna norma che vieta di rivedere le destinazioni d’uso contenute nei Piani Norma 4 e 5, tanto più che proprio il Comune di Dolo ha già avviato le procedure per il PAT. I Sindaci sono avvisati: se c’è la volontà politica il consumo di suolo si può fermare subito, come insegna l’esperienza di Domenico Finiguerra primo cittadino del Comune di Cassinetta di Lugangnano.

Se proprio c’è bisogno del nuovo “Polo del Terziario avanzato”, si faccia un investimento strategico sulle aree dimesse di Porto Marghera bonificandole e riqualificandole invece di perseverare nella distruzione di un territorio già ampiamente ferito. Per la Riviera e il Miranese si punti invece sul recupero ambientale e sulla valorizzazione del patrimonio storico-paesaggistico a cominciare dalla creazione di un grande Parco del Graticolato Romano.

Per CAT
Mattia Donadel 338-1678008
Adone Doni 340-0020207


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CAT Comitati Ambiente e Territorio - Riviera del Brenta e Miranese




Il nuovo corso del potere in Italia

domenica 12 dicembre 2010

L'ITALIA: COME L'IRLANDA?

Crisi in Irlanda, l'Europa è al sicuro?
L'UE aiuta l'Irlanda, ma la crisi non sembra risolta. I salvataggi pongono le basi delle crisi future? Quali sono i rimedi per i malanni che affliggono l'Unione? Risponde Armando Carcaterra
Di Armando Carcaterra di AnimaSgr
D1: Perché, nonostante l'annuncio degli aiuti all'Irlanda da parte dell'UE, la crisi non si è risolta?

A partire dal 2009 i mercati hanno colto una grave vulnerabilità nella costruzione istituzionale dell’Euro e, purtroppo, finché i governi europei non vi porranno rimedio in forme adeguate e credibili, il rischio di crisi a catena dei debiti sovrani continuerà a rimanere nell’aria.
Per sopire definitivamente le turbolenze, i mercati devono convincersi che i governi dei paesi più solidi sono disposti a sostenere finanziariamente i paesi in difficoltà e che, la Banca Centrale Europea, sia pronta a rifornire le banche dell’Eurozona di tutta la liquidità necessaria.
Questo è quello che hanno fatto gli USA e la FED. Ovviamente gli aiuti e la liquidità non possono essere fini a se stessi e devono essere erogati per accompagnare nel tempo l’aggiustamento dei conti pubblici ed il risanamento delle banche
insolventi. Ma, come ci ha insegnato la vicenda Lehman Brothers, è una strada senza alternative.
Francesco Giavazzi, uno dei più autorevoli economisti italiani, nel 2008 aveva salutato il fallimento di Lehman Brothers come “un bel giorno per il capitalismo”. Di recente ha scritto sul Corriere della Sera che, quella sua affermazione, era una sciocchezza: il costo del rigore può essere troppo alto da sopportare e da giustificare.
Oggi quel costo, per l’Europa, può essere la fine della moneta unica. Non è un caso che la crisi greca si sia tamponata, nel maggio 2010, solo quando i governi europei ed il Fondo Monetario hanno varato un Fondo di Stabilizzazione Europeo da 750 miliardi di Euro. E’ bastato l’effetto annuncio. Allo stesso modo è bastato qualche dubbio del cancelliere Merkel
sulla copertura delle perdite dei titoli di stato, per scatenare la nuova violenta crisi irlandese

D2: La Germania vorrebbe che i paesi meno virtuosi pagassero per i propri errori. I salvataggi pongono le basi di crisi future?

E’ vero esiste questo rischio. La ricetta tedesca per l’Europa è che i paesi “indisciplinati” riducano il loro debito pubblico adottando subito drastiche restrizioni fiscali per correggere le loro finanze.
Il paradosso è che proprio la crisi dell’Irlanda è la dimostrazione palese che la ricetta tedesca per tenere insieme l’Europa è quantomeno insufficiente.
L’Irlanda, infatti, prima della crisi finanziaria del 2008-09, era uno dei paesi più virtuosi dell’intera Unione Europea. I conti pubblici erano in surplus (anche quando quelli tedeschi erano in deficit) ed il debito su Pil era solo del 25% (quello tedesco del 65%). Inoltre il governo irlandese è stato il primo nel 2009 a varare misure di aggiustamento fiscale per finanziare il sostegno pubblico dato alle sue banche. Adottando il punto di vista tedesco, l’Irlanda era un
paese “super-virtuoso
”. Il problema, non di poco conto, era la “mala gestio” del sistema finanziario, con le banche che si sono via via impegnate in progetti immobiliari insostenibili, senza un adeguato controllo da parte delle Autorità di Vigilanza.
La ricetta tedesca, che agisce soltanto sui debiti pubblici, potrebbe applicarsi ragionevolmente alla Grecia, al Portogallo ed all’Italia, ma non spiega la crisi irlandese e neppure quella spagnola (la cui vicenda assomiglia per molti versi a quella irlandese). La crisi europea è, dunque, più complessa di come può apparire.

D3: Quali sono, quindi, i rimedi per i malanni che affliggono l'Unione?

Come è comprensibile il tema è molto complesso, ma può essere sintetizzato in tre aree di intervento tra loro complementari:
1. la disponibilità a rifinanziare (se necessario) il Fondo di Sostenibilità Europeo varato a maggio e a rafforzare il coordinamento sovranazionale delle politiche fiscali dei paesi dell’Unione Europea (come garanzia di prevenzione dell’insolvenza degli stati)
2. l’emersione di tutte le perdite ancora latenti nelle banche europee e l’adozione di strumenti comuni per la gestione ordinata dei casi di insolvenza
3. la determinazione della BCE, a mantenere nel sistema, tutta la liquidità bancaria necessaria nella fase di risanamento

La crisi irlandese è paradigmatica nel far capire perché questi tre aspetti sono tutti contemporaneamente importanti.
I conti pubblici irlandesi sono infatti andati fuori controllo perché il governo di quel paese ha dovuto salvare le sue banche, a loro volta rese insolventi dall’esplosione della bolla immobiliare. Le perdite delle banche irlandesi si sono rivelate, però, troppo grandi per l’economia della sola Irlanda (quasi 1/3 del suo Pil). Le stesse rappresentano nello stesso tempo solo il 5% dell’intero sistema bancario dell’Eurozona: ciò che apparirebbe di piccola entità se l’Europa fosse una sola cosa è, invece, un problema insolubile per i governi presi singolarmente. Questo è vero anche per i paesi più forti: se l’Irlanda andasse in default, perfino le banche tedesche sarebbero in pericolo (perché ne detengono 140 miliardi, un’entità superiore al 4% del Pil tedesco).
Lasciare i paesi periferici dell’Unione isolati, senza risorse disponibili e privi ormai anche della possibilità di svalutare la propria moneta, evoca nei mercati una sola prospettiva: quella dell’insolvenza causando la fuga degli investitori. E’ questo perverso gioco di aspettative che eccita gli appetiti speculativi, diffonde il panico e irradia il rischio di contagio anche in direzione di paesi molto più grandi come Spagna e Italia.
Se l’Europa avesse invece a disposizione strumenti comuni di intervento, la dimensione degli squilibri dei paesi periferici apparirebbe ai mercati del tutto gestibile e lo spettro del contagio non si affaccerebbe neppure. Di crisi in crisi, i governi europei (perfino quello tedesco), stanno prendendo atto di questa realtà. Nonostante le inerzie, le paure e le resistenze, da questa lunga catena di crisi l’Europa può uscire rafforzata.

venerdì 10 dicembre 2010

lunedì 6 dicembre 2010

DOBBIAMO STARE ATTENTI AI COLPI DI... CODA.

domenica 5 dicembre 2010

DAL CORRIERE DELLA SERA

lunedì 29 novembre 2010

LA MAFIA VA DOVE C'E' DEBOLEZZA.

La crisi economica ha aperto le porte del Veneto alla mafia
Cronologia articolo27 novembre 2010
Questo articolo è stato pubblicato il 27 novembre 2010 alle ore 17:55.

Allarme mafia in Veneto: lo lanciano i costruttori della regione, denunciando che a causa del blocco dei pagamenti dovuto al patto di stabilità le imprese edili «hanno ormai spalancato le porte alla mafia». A lanciare l'allarme è Stefano Pellicciari, presidente di Ance Veneto (l'associazione dei costruttori), secondo il quale se Governo e Regione non interverranno a breve «ci troveremo con tanti Totò Riina in giro per la nostra regione», situazione per la quale, come spiega sulle pagine locali del Corriere della Sera, ci sono già decine di segnalazioni alle autorità competenti.

È una denuncia a più voci e come funziona il meccanismo lo spiega il segretario della Filca-Cisl Salvatore Federico: per non perdere gli appalti le aziende hanno cominciato a lavorare sottocosto, ma poiché la crisi continua queste aziende ora «si sono dovute rivolgere alle associazioni mafiose».
Preoccupati sono anche Franco Mognato, di Legacoop, per il quale le cooperative che stanno sostenendo il disavanzo degli enti pubblici non ce la fanno più, e Paolo Fagherazzi di Confartigianato edilizia, il quale sottolinea che del piano casa del governo le aziende «non hanno visto ancora un solo euro».
In due anni nel settore edile veneto sono fallite quasi 2500 attività, in tutto 50mila disoccupati: per l'Ance, «come se in Veneto si fossero abbattute 35 Termini Imerese». Il primo dicembre prossimo imprese edili e sindacati manifesteranno a Montecitorio per chiedere la deroga al patto di stabilità.

DA: IL SOLE 24 ORE.

TRIADE RIFIUTI:IMPRENDITORI DISONESTI ,POLITICI CONNIVENTI, MAFIE.

venerdì 26 novembre 2010

UN DELITTO CONTRO IL TERRITORIO

LE TRASFORMAZIONI .


>Foto allegata: sito dove si vuole costruire "Citta' della Moda". Lungo la
Riviera del Brenta
>Un delitto contro il paesaggio naturale>Una volta l’ambiente era considerato un tema di importanza secondaria,
appannaggio degli amanti della natura. Questa situazione è ora radicalmente
mutata. L’ambiente riguarda tutti perché  tocca ogni aspetto del mondo in cui
viviamo e da cui  dipende la sopravvivenza della specie umana. Influenza tutte
le nostre azioni, lo stile di vita, il lavoro, i divertimenti, la salute, la
sicurezza e la qualità della vita.
>Come cittadini tutti abbiamo interesse a proteggere e migliorare l’ambiente
attorno a noi perché ciò significa vivere meglio. Numerosi aspetti della nostra
vita quotidiana sono direttamente legati all’ambiente: l’asma delle persone, le
inondazioni, la congestione del traffico, il sogno di una spiaggia pulita per
le vacanze ecc.
>Negli ultimi decenni è diventato chiaro che il pianeta Terra è in pericolo, a
causa delle attività umane che inquinano l’aria, l’acqua, consumano le risorse
naturali (legna, pesci ecc ) distruggono l’habitat di animali e uccelli,
alterano il clima ecc. L’umanità ha però le conoscenze e le capacità
tecnologiche per invertire questa tendenza nefasta: basta avere le idee chiare
e la volontà politica.

giovedì 25 novembre 2010

QUANDO IL BUONSENSO CEDE IL PASSO ALL'INTRALLAZZO


Ci saranno altre situazioni come gli allagamenti di Bovolenta, Ponta S. Nicolò, Paltana, Vicenza.
Abbiamo capito che dell'ambiente non gliene frega di meno ai nostri amministratori, sia Regionali, Provinciali, e anche Comunali.
Mi dipiace per i Bovolentani, ma... passato il Santo, passato il miracolo.
Dobbiamo terminare l'idrovia, se vogliamo prevenire queste catastrofi. Altrimenti,
di questo passo, prevediamo altri allagamenti.
Dobbiamo fare squadra e risolvere i problemi, farci sentire, prendere coscienza e capire che cambiare si può.   "Una volta se diseva: magna e tasi mona, vuto savere più de mi, mi te faso na bea camionabie, fasso lavorare ea sente, dove vuto 'ndare coe to barche,  che po' e se picoe anca, e avora poca sente."
 E' ora di finirla di pensare che quello che ci progettano sia semre giusto per noi. Bisogna farci sentire.  (ma, "il  baffo", per chi lavora?).



L'ipocrisia impera nel Veneto.


mercoledì 10 novembre 2010

IL VENETO E' STATO SGOVERNATO PER MOLTI ANNI. E' ORA DI CAMBIARE MODELLO DI SVILUPPO: BASTA CEMENTO E STRADE INUTILI.

Ogni volta ci stupiamo di fronte alle vittime e ai danni. Ma non ne traiamo alcuna lezione. Finita l'emergenza torniamo ad assumere gli stessi comportamenti. Passata l'emozione ce ne ricorderemo?

di OscarMancini


Di nuovo sott’acqua. Capita più o meno ogni anno. Ogni volta ci stupiamo di fronte alle vittime e ai danni. Ma non ne traiamo alcuna lezione. Finita l’emergenza torniamo ad assumere gli stessi comportamenti che determinano l’accresciuta vulnerabilità del territorio. Dimentichiamo che all’origine dei nostri guai vi è una dilagante cementificazione del territorio, il disboscamento selvaggio lungo i fiumi, la mancanza di una manutenzione geologico – idraulica del Bel Paese già di per sé strutturalmente fragile. In sostanza permane nelle politiche pubbliche e private un approccio di dominio sull’ambiente piuttosto che sulla convivenza tra uomo e natura. Era il 2004 quando la prestigiosa Accademia Olimpica di Vicenza lanciava l’allarme: nell’ultimo mezzo secolo la popolazione della provincia berica è cresciuta del 32% mentre la superficie urbanizzata ha subito l’impennata del 324%: dieci volte tanto.

Qualche tempo dopo con mirabile capacità di sintesi scriveva il vicentino Gian Antonio Stella sul Corriere: “Un blocco di cemento di 1070 metri cubi: è questa la dote portata alla provincia di Vicenza da ogni abitante in più dagli anni novanta. Crescita demografica: più 52.000 abitanti pari al 3%. Crescita edilizia: 56 milioni di metri cubi, pari a un capannone largo 10 metri, alto 10 e lungo 560 chilometri. Ne valeva la pena?” Era il 24 maggio del 2006 quando la CGIL vicentina denunciava “un consumo di territorio abnorme, disordinato, sprecone, indifferente a tutti i rischi. Una crescita urbana senza forma, che ha impermeabilizzato il territorio, rallentato la ricarica delle falde e nel contempo provoca frequenti esondazioni dei corsi d’acqua”. Da questa analisi ne faceva seguire una critica all’impostazione del Piano Territoriale della provincia (PTCP) e la proposta di una più saggia pianificazione urbanistica fondata sul “blocco del consumo di suolo, il riuso delle aree dismesse in luogo dell’espansione urbana” e un programma a lungo termine di manutenzione idrogeologica capillare al posto di opere di canalizzazione e arginatura che producono solo un senso di falsa sicurezza.

Era il 23 giugno 2009 quando oltre cento associazioni sottoscrivevano un articolato ed approfondito documento di critica al Piano Territoriale della Regione Veneto (PTRC) “che lascia briglia sciolta a livello locale a tutti gli interessi immobiliari sul martoriato territorio veneto”. Sulla base di quel documento furono presentate oltre 15000 osservazioni a un piano che contiene affermazioni francamente aberranti come quando si afferma (pag. 36) che c’è ancora tanta campagna nel Veneto sicchè il consumo di suolo non è un problema reale, poiché la percentuale di terreno rurale è di molto superiore a quella delle terre coltivate: come se l’attività economica del settore primario fosse l’unica ragione della salvaguardia del suolo dall’urbanizzazione, se l’obiettivo non dovesse essere quello della difesa del territorio rurale nel suo complesso, e se non fosse già gigantesca l’area impermeabilizzata e sottratta al ciclo naturale. E’ da questo approccio che nel Veneto nascono come come i funghi mega operazioni immobiliari quali “Veneto city, Quadrante Tessera, Città della Moda, Base Usa, Motor City “per assecondare i progetti degli immobiliaristi e soddisfare le aspettative della rendita.

lunedì 8 novembre 2010

COMUNICATO DEL DOTT. CARLO CROTTI

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Comunicato Stampa
L’idrovia Padova-Mare deve essere completata urgentemente
Il disastro idraulico regionale era annunciato.
Nei due documenti, approvati in Agenda 21 dai rappresentati dei “portatori
di interessi”, e inviati per legge direttamente alla precedente Giunta
Zanonato si evidenziava il rischio e lo si definiva “una invariante” per
qualsiasi progettazione del territorio cittadino.
E’ rimasto inascoltato.
Per l’area compresa tra Padova e Venezia chiediamo per tanto :
a)
Amministrazione, di inserire l’idrovia “Padova-Mare” al fine di ripristinare un
controllo dei grandi flussi d’acqua di questa zona;
alla Giunta Regionale a modificare il PTRC adottato dalla precedente
b)
conseguenza rispetto ai loro PTCP e PATI, adottati o in elaborazione, nei
quali l’idrovia non compare.
alle Giunte Provinciali di Padova e di Venezia di regolarsi di
c)
sull’asta idroviaria, di inserire nei loro Piani di sviluppo e PAT il
completamento del canale che congiunge Padova all’Adriatico, cancellando
definitivamente l’ipotesi dell’autostrada “camionabile” sull’argine del canale.
alla Giunta Comunale di Padova, come pure quelle di tutti i Comuni
d)
quanto prima un bando regionale per uno studio di fattibilità del
canale non solo per la sua insostituibile funzione idraulica, ma anche
per quella di via navigabile per battelli fluvio-marittimi. (Anche il
Terminal off shore davanti al Lido ne avrebbe un indubbio vantaggio
operativo.)
in particolare raccomandiamo al pres. Zaia di emettere
Ogni indugio nell’assumere queste decisioni da parte degli Enti
succitati non potrà che essere addebitato politicamente - e non escludiamo il
lato penale - ogni qualvolta si verificasse un allagamento, o peggio
un’alluvione nelle zone tra Padova e Venezia.
Padova 2 nov 2010
Firmato
dr.
Carlo Crotti (pres. “Ass. Salvaguardia Idraulica….”)

domenica 7 novembre 2010

VENETO: TERRA DI SANTI,LAVORATORI,MIGRANTI, MA ANCHE DI POLENTONI CHE NON CAPISCONO COME POCHE PERSONE NOMINATE NEL POSTO SBAGLIATO CI STANNO ROVINANDO LA SALUTE! VIVA IL CAT.





CS CAT 06 novembre 2010
Dopo la Romea Commerciale, anche la Camionabile prende la strada della Legge Obiettivo.
Nella conferenza Stato-Regioni di giovedì 4 novembre, l’ineffabile assessore Renato Chisso, inviato da Luca Zaia, è riuscito a strappare l’inserimento dell’opera tra quelle di preminente interesse nazionale, per assicurarsi procedure agevolate per superare ogni ostacolo. Ma la partita no è affatto chiusa, i Comitati hanno già rilevato numerose irregolarità, e sono già pronti ricorsi di ogni genere, e soprattutto numerose azioni di protesta. CAT lancia poi un vero e proprio appello alla società civile, a tutti i comitati, alle associazioni a tutte le organizzazioni che condividono senza ambiguità questa grande battaglia in difesa del territorio, della salute e della vita, per costruire insieme
una grande manifestazione nel cuore della Riviera. La responsabilità di ciò che sta accadendo è in primo luogo di PDL, LEGA e PD; ciascuno recitando la propria parte nel teatrino della politica ha ottenuto ciò che sempre ha voluto: grandi opere, inutili e distruttive, che però fanno girare centinaia e centinaia di milioni di euro. Sviluppo e posti di lavoro non c’entrano nulla, a guadagnarci sarà soprattutto la cricca veneta degli appalti, mentre agli abitanti rimarranno devastazione ambientale, allagamenti e tumori.
I Sindaci non piangano ora lacrime di coccodrillo: a parte le belle parole, quando potevano, non hanno fatto alcun atto concreto per evitare questa situazione. Saranno loro per primi a pagare in termini di voti alle prossime amministrative, i comitati saranno implacabili.
 
Per CAT
Adone Doni 3400020207
Mattia Donadel 3381678008

Camionabile inserita in Legge Obiettivo: questo il risultato che ottenuto dall’assessore Renato Chisso nella conferenza stato regioni del 4 novembre.Il destino della Riviera e del Miranese si fa ancora più cupo.
Ma la partita è ancora tutta aperta: pronti i ricorsi legali e una grande manifestazione in Riviera.
Sotto accusa Sindaci, Lega, PDL e PD.
--
Adone Doni
3400020207

martedì 2 novembre 2010

LA GRANDE PAURA. IL FANTASMA DEL '66. BISOGNA PORTARE A TERMINE IL CANALE NAVIGABILE O, DETTO ANCHE: PADOVA-MARE.

Il Brenta a Stra vista dal ponte "Marsiano". Gru che rinforza le chiuse.












Il ponte sul Piovego in confluenza Brenta (Cunetta) a Stra.
 

 
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IL PROF. D'ALPAOS HA QUALCOSA DA INSEGNARCI.


Il ponte "da Marsiano" sul Brenta                                         Il Piovego tratto Noventa Stra, ore 10

                                                                               
Il ponte sul Piovego prima dell'innesto sul Brenta a Stra





<><><><><><>
<>
<><><>
Sostegno "tamburani" a stra, sul fiume Brenta detto "Cunetta" tratto costruito '800.
Il ponte sul Piovego Noventa Camin


lunedì 1 novembre 2010

giovedì 28 ottobre 2010

GLI AMMINISTRATORI NON POSSONO IGNORARE LE ISTANZE DEI CITTADINI - NON SONO DEI DOGI! -. QUESTE SONO LE NUOVE INVASIONI BARBARICHE. DOPO GLI UNNI I GOTI, I VISIGOTI, ECC; ORA ABBIAMO L'INVASIONE DEI CEMENTIFICATORI. BAFFUTI E IMPOMATATI.



VENERDI' 29 OTTOBRE ORE 15




INTERPORTO DI PADOVA VIA NUOVA ZELANDA 8


PRESIDIO PACIFICO DEI COMITATI
PER RICORDARE A ZAIA
LE SUE RESPONSABILITA'

Come molti di voi già sanno, giovedì 28 ottobre è prevista la conferenza Stato-Regioni nella quale con tutta probabilità il Presidente Zaia e l'assessore Chisso daranno il via libera all'inserimento della Camionabile in Legge Obiettivo.
Dopo il parere positivo alla Romea Commerciale e l'avvallo dell'elettrodotto aereo Dolo-Camin, si tratta dell'ennesimo schiaffo alle popolazioni di Riviera e Miranese.
Venerdì 29 ottobre il Presidente sarà all'inaugurazione di un nuovo terminal dell'interporto di Padova, visto che non ha risposto in alcun modo alle nostre numerose sollecitazioni, abbiamo pensato sia utile ricordargli che non siamo dei fantasmi.

CAT : COMITATI AMBIENTE E TERRITORIO

Sequenze fotografiche interessanti di : "naturalmentelenni"

martedì 26 ottobre 2010

IL CAT SI FA SENTIRE A TUTTI I COSTI, E RACCOGLIE CONSENSI FRA I CITTADINI. IL BATTELLO DEL CAT IN NAVIGAZIONE SUL BRENTA

PROTESTA RUMOROSA DEL CAT DURANTE LA MARATONA STRA-VENEZIA
Attivisti all'opera con l'intenzione di far conoscere cosa sarà la Riviera del Brenta fra qualche anno.
LA GENTE E' CON NOI, CAPISCE I PROBLEMI CHE  STANNO CREANDO GLI AMMINISTRATORI A LIVELLO REGIONALE ED E' STANCA DI VOLTAGABBANE.  


GIACOMO PIRAN    di "LA NUOVA VENEZIA"


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DOLO. Fischietti, vuvuzelas, campanacci e trombe. Con queste «armi sonore» gli attivisti e i simpatizzanti dei comitati del Cat (comitati ambiente e territorio) hanno invaso ieri la Venicemarathon a bordo del «battello anticemento» per protestare contro le infrastrutture che dovrebbero essere realizzate in Riviera. La manifestazione ha attirato oltre 150 persone che si sono ritrovate all’ex Macello di Dolo per salire a bordo del battello che ha percorso il Naviglio Brenta fino ad Oriago contemporaneamente al passaggio dei maratoneti. L’imbarcazione era bardata di manifesti, slogan e bandiere contro la Romea Commerciale, la Camionabile, l’Elettrodotto ad alta tensione Dolo - Camin, Veneto City e contro la cementificazione del territorio. Questa è l’ultima trovata degli attivisti dei comitati del Cat, per chiedere di bloccare le opere previste in Riviera. L’intento di attirare l’attenzione è riuscito visto che l’arrivo del battello era anticipato da un rumoroso ronzio simile a quello che si sentiva durante gli ultimi mondiali di calcio. Il momento di maggior impatto si è avuto a Mira dove erano presenti migliaia di persone che assistevano al passaggio dei maratoneti. Il battello si è praticamente fermato per permettere l’apertura dei ponti davanti al municipio e in quel momento si è scatenato un assordante rumore. E davanti a Villa Widmann si è svolta una manifestazione di protesta della Sinistra contro le infrastrutture.
--

CAT Comitati Ambiente e Territorio - Riviera del Brenta e Miranese



giovedì 21 ottobre 2010

NON VOGLIAMO DIVENTARE COME VETREGO - NON INGRASSIAMO I SOLITI NOTI!! A DISCAPITO DEI PLEBEI.

ANNA DONATI: I FEUDATARI DEL CASELLO - ControLaCrisi.org


03/10/2010 16:28
ECONOMIA - ITALIA

Le rendite di una privatizzazione (quella autostradale) contro la quale si combatte da decenni, e

che ha dilagato in tutti i settori.

Nonostante la crisi

Autostrade per l'Italia continua a produrre utili, grazie all'aumento delle tariffe e ai sistemi

telematici di pagamento. Ma che non mantiene le promesse sugli investimenti fatte al momento

della privatizzazione. Radiografia di un gruppo privato molto vicino al potere politico

Un agile libretto scaricabile dal sito di Autostrade per l’Italia, espone il punto di vista della

società sui risultati e di numeri a dieci anni dalla privatizzazione (1) , da cui è bene partire per

analizzare i dati odierni strettamente legati alla sua storia recente.

Autostrade per l’Italia gestisce oggi (direttamente e con le sue controllate) 3.400 km di rete

italiana, ed è presente in India, Brasile, Cile, Usa e Polonia, con circa 900 km di autostrade a

pedaggio grazie ad acquisizioni avviate nel 2005. Circa cinque milioni di viaggiatori utilizzano

ogni giorno la sua rete e nonostante sia nata per “accorciare” l’Italia, in realtà oggi il 60% degli

utenti ed il 48% delle merci non fa più di 50 km per ogni viaggio (2).

Gestisce anche una serie di società di servizi tra cui Spea (primaria società di progettazione) e

Pavimental (manutenzione e pavimentazioni autostradali ed aeroportuali). Detiene anche dal

2005 una partecipazione non consolidata del 33,3% nella Igli, la finanziaria di Impregilo,

operazione effettuata come ha dichiarato per prestare “soccorso finanziario del gruppo

Impregilo, primo General Contractor in Italia”.

A sua volta Autostrade per l’Italia è di proprietà al 100% di Atlantia, la holding autostradale di

proprietà del gruppo Benetton, che ne detiene il 39,03% attraverso Sintonia S.A. Quindi al

termine dei diversi processi di riorganizzazione legati alla privatizzazione prima ed alla scalata

poi (con l’offerta pubblica di acquisto lanciata dalla famiglia Benetton), Atlantia è la holding

strategica e Autostrade per l’Italia è la società operativa, che hanno lo stesso presidente, Fabio

Cerchiai, e lo stesso amministratore delegato, Giovanni Castellucci. Complessivamente

lavorano nelle diverse attività e società di Atlantia circa 10.000 dipendenti.

E' ORA DI APRIRE GLI OCCHI, CEMENTIFICARE IL TERRITORIO VUOL DIRE DISTRUGGERE IL FUTURO.

mercoledì 20 ottobre 2010

BAFFO: SCASSATORE DEL TERRITORIO.

Città della Moda (Verve)

Fiesso d’Artico (Venezia). Nel 1996 l’Associazione calzaturieri del Brenta aveva concepito un punto di riferimento per il settore calzaturiero, la Città della Moda, nota ora con l’acronimo Verve (Venice Escape River Vacation Experience): i circa 12 ettari di terreno agricolo lungo le rive del Naviglio, nel punto di collegamento tra A4 e Passante di Mestre, diventeranno un centro polifunzionale, anch’esso ovviamente ecosostenibile, dedicato alla moda. Il progetto (che in precedenza era circolato ma che ora, come per Veneto City, è top secret) è dello studio Flavio Albanese, l’impresa edile incaricata dal Comune tramite Programma integrato di riqualificazione urbanistica edilizia e ambientale è la Cervet di Francesco Fracasso (lo stesso dell’insediamento commerciale Mondo convenienza a Marcon): all’insegna del lusso, i 185.000 mc di Verve includeranno spazi commerciali per 70-80 negozi, uffici, compresa presumibilmente la sede dell’Acrib, un hotel da 180 camere gestito dalla Dolce Hotels & Resorts dotato di spa e centro congressi da 700 posti, area residenziale e un laboratorio-museo dell’abbigliamento e della calzatura, che nelle intenzioni degli ideatori dovrebbe essere il fulcro dell’intervento. Costo previsto: 105 milioni, di cui 32 versati da Cervet, i restanti da Monte Paschi di Siena, Unicredit e Intesa Sanpaolo. Oltre a eventuali difficoltà derivanti dall’esposto in Procura per ricorso ritenuto indebito al Piruea (che implicherebbe il bando di una gara d’appalto europea ad accordo già firmato con la Cervet), l’amianto rilevato dall’Arpa nel sito a metà 2009 ha implicato lavori di bonifica e l’apertura di un procedimento penale contro i responsabili dell’occultamento.

 

di Silvia Catozzi, da Il Giornale dell'Architettura numero 88, ottobre 2010




venerdì 24 settembre 2010

UN MOMENTO DI RIFLESSIONE PER NUOVE AZIONI

martedì 14 settembre 2010

UNA GRANDE LEZIONE DI CIVILTA'

La Nuova Venezia 12/09/2010

Dolo. L’attore dalla parte dei comitati contro chi «compra al chilometro e vende al metro»

Grandi opere, la scossa di Paolini

Oltre 3.500 persone per non rassegnarsi al Veneto del cemento

DOLO. Fra il tracciato della romea commerciale e l’area di Veneto City c’è un campo di 1 ettaro coltivato a persone (3.500 almeno) che all’adagio del «rassegnarsi bisogna» hanno detto di no. Le loro ragioni sono entrate nel nuovo Bestiario Veneto di Marco Paolini, che in fase di lavorazione aveva incontrato i rappresentanti dei Cat (comitati ambiente e territorio) per conoscere il “loro” Veneto. Ieri ha restituito il favore, raccontando in una distesa di grano il suo nuovo lavoro - Bisogna - e facendo di un carro un palcoscenico. I comitati ecologisti, vedendo quella distesa umana, assaporano tutta la soddisfazione di una lunga fatica e ribadiscono che «quattro gatti non siamo mai stati». Segno che la gente della Riviera se lo tiene stretto il suo territorio fragile e bello. Paolini, che il Veneto lo vive e lo racconta da anni, ne ha di argomenti da snocciolare per dire che il Veneto candidato a capitale della cultura 2019 è una roba che non sta in piedi. Per dire che quella bellezza «a strati, da Venezia alle Dolomiti» rischia di essere appiattita da un’unica colata di cemento, ovvero di centri commerciali (87 in tutto più 17 in progetto), di strade e di rotonde, usate per metterci in mostra i prodotti delle aziende quasi fossero fiere. E in un percorso di oltre 2 ore, cita la saggezza popolare e i grandi veneti della letteratura per parlare di grandi opere, che non sono da contrastare per pregiudizio ma che vanno pensate, e per inchiodare i politici alle loro responsabilità, a cominciare dal quel Terzo Veneto che dovrebbe contenere la Carta di Asiago ma che non è mai stato approvato. «Dopo il primo Veneto, quello della bellezza, e il secondo, quello del cemento, arriva il Terzo Veneto - dice Paolini - ovvero l’arca di Galan dove salvare il salvabile. E poi ci sarà il Quarto e via così finché arriverà un governatore che farà l’Ultimo Veneto!». Perché la terra rende a chi ci pianta i centri commerciali, gente che «compra al chilometro e vende al metro». Ma di terra ce n’è e ce ne sarà sempre di meno. (a.li.)


venerdì 27 agosto 2010

Marco Paolini racconta il "nuovo" Veneto che avanza. (Ingresso libero)



InquinamentoinPianura Padana , vogliamo Capire Che ci stanno / stiamo SOFFOCANDO ?
INVECE DELLE AUTOSTRADE DI ASFALTO , FACCIAMO LE AUTOSTRADE DEL MARE .
USIAMO I TRASPORTI SU ROTAIA .

domenica 1 agosto 2010

IL TRACOLLO PREVISTO PER IL 2112/'13. ATTENZIONE AL CROLLO TOTALE : POLITICO, ECONOMICO. L'IMMOBILIARE SARA' SVALUTATO. SENTIAMO IL DOTT. PIERLUIGI PAOLETTI

Si consiglia di guardare il video tralasciando il primo intervento sulle macchie solari, che potrebbe far sorridere qualcuno.

mercoledì 28 luglio 2010

BISOGNA AGGUANTARE LE BRIGLIE SCIOLTE DELL'ASINO IMBIZZARRITO DEGLI UOMINI DEL "FARE" E TIRARLO A PIU' MITI CONSIGLI.





comunicati stampa

27 agosto 2010


Elettrodotto Dolo-Camin: Marotta (IdV), sia completamente interrato

(Arv) Venezia 27 ago. 2010 - "Il gruppo regionale di Italia dei Valori chiede a Zaia che si impegni presso il governo per

appoggiare la Provincia di Venezia, e che la Regione faccia la propria parte, intervenendo secondo le proprie prerogative e

sostenendo la richiesta dell'interramento dell'elettrodotto". Così Gennaro Marotta, consigliere regionale di Italia dei Valori,

ribadisce, in una nota, il parere contrario, già espresso nel giugno scorso in un'interrogazione firmata assieme ai colleghi del

venerdì 23 luglio 2010

A VOLTE CI SI CHIEDE PER CHI LAVORA IL "BAFFO".

CASELLO DI ALBAREA: CAT DENUNCIA LA VICENDA ALL’EUROPARLAMENTO E ALLA COMMISSIONE DELLE COMUNITA’ EUROPEE

In relazione alla vicenda del Casello di Albarea, CAT ha presentato una denuncia alla Commissione Petizioni dell’Europarlamento affinché la stessa svolga ogni più opportuna e necessaria indagine diretta ad accertare eventuali condotte poste in essere dallo Stato Italiano in violazione di Norme Comunitarie. E’ stata inoltre presentata una denuncia alla Commissione delle Comunità Europee per presunti inadempimenti del diritto comunitario da parte dello Stato Italiano.


A giudizio di CAT è stato disatteso dall’Italia il cosiddetto principio del “cumulo dei progetti”, la cui applicazione risulta obbligatoria per gli Stati membri; in particolare, è stata richiesta dal Commissario Vernizzi la pronuncia di compatibilità ambientale limitatamente ai caselli di Albarea e di Martellago, mentre, come noto, il progetto risulta funzionalmente collegato a “Veneto City” e alla Romea Commerciale, il cui innesto è previsto a Roncoduro.


Risulta inoltre chiaro che l’iniziativa del Commissario Straordinario ha una chiara funzione di sanatoria di opere già realizzate che sono, più precisamente, la bretella che collega il tratto autostradale A4 con quello A57, il casello di Vetrego che da provvisorio diventa definitivo e il mantenimento in vita del tratto autostradale A57 tra Villabona e l’innesto con la A4 senza l’arretramento della barriera da Venezia a Roncoduro. Tutto ciò risulta realizzato in difformità rispetto al progetto definitivo del Passante approvato dal CIPE, e costituisce, quindi, violazione di quanto previsto dalla giurisprudenza Comunitaria che esclude la legittimità di una Valutazione di Impatto Ambientale ex post, quale risulta essere a tutti gli effetti la proposta di Vernizzi.


Il nuovo progetto esecutivo approvato dal Commissario rappresenta, oltre che il superamento coatto degli accordi di programma a sostegno del progetto originario del “Passante” di cui alla Delibera CIPE, l’invalidazione degli studi trasportistici e di impatto ambientale ad esso collegati.


Inoltre, a parere di CAT, il progetto appare in contrasto con la Convenzione Europea del Paesaggio.


La denuncia è stata inviata anche ai Deputati Italiani dell’Europarlamento componenti della Commissione Petizioni, Herbert Dorfmann, Rosario Crocetta e Mara Bizzotto, e alla Commissione VIA Statale e a quella Regionale.


Ancora una volta abbiamo conferma della trasparenza che caratterizza il comportamento dello Stato Italiano e della regione Veneto; infatti, oggi viene pubblicata sulla stampa la richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale relativa al progetto del casello, con lo scopo, vista la concomitanza delle ferie, di ostacolare il più possibile il processo di partecipazione da parte dei cittadini.
CAT

Adone Doni 3400020207

Mattia Donadel 3381678008



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Adone Doni

3400020207

domenica 18 luglio 2010

I COMITATI IN ROTTA DI COLLISIONE CONTRO I DISSIPATORI DI TERRITORIO.

Il movimento contro
l'autostrada Orte-Mestre si allarga.
Verso un manifesto
unitario in 6 regioni per dire no e proporre delle alternative
sostenibili.
In vista del parere
della Commissione VIA nazionale atteso per quest'estate, i comitati e le
associazioni ambientaliste non stanno a guardare e mettono insieme tutti i
soggetti contrari all'opera in 6 regioni.
Su iniziativa di CAT e
Rete NO-AR, sabato 17 luglio si sono ritrovate a Bologna dieci organizzazioni
che lungo l'intero tracciato da Orte a Mestre si battono contro una delle
“grandi opere” più costose e devastanti progettate in
Italia.
Altre dieci
organizzazioni hanno già aderito al fronte comune che conta, così, su di una
ventina di soggetti pronti a dare battaglia.
Significativa l'adesione
di organizzazioni di livello nazionale come il Movimento 5 stelle e
Legambiente.

Il 17 luglio 2010 segna una data
importante per i movimenti che nelle 6 regioni attraversate dal nuovo asse
autostradale (Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Emilia Romagna e Veneto) si
battono contro la realizzazione della Mestre-Orte. Tutti hanno convenuto sulla
necessità immediata di mettere in sicurezza la E45 e la SS309 Romea e scongiurare la realizzazione di un doppione dell'Autostrada del Sole.
A Bologna il raduno di quanti fra comitati, associazioni e organizzazioni sono contro la Romea Commerciale ha visto una partecipazione che ha superato ogni più rosea aspettativa rispondendo all'appello lanciato da CAT e Rete NO-AR e dimostrando la volontà di un ragionamento interregionale ed unitario per fermare un'opera da 10 miliardi e mezzo di euro che stravolgerà per sempre aree come le valli dell'Appenino centrale, il fragilissimo ecosistema del delta del Po e, nel Veneziano, sfigurando completamente la Riviera del Brenta.
Sulla Orte-Mestre pesa un velo di silenzio impenetrabile. Per squarciare il silenzio, le venti organizzazioni hanno pianificato un organico scambio di informazioni, una camagna informativa nazionale così come nazionale sarà l'appello agli enti e alle forze politiche coinvolti.

Nascerà a breve un manifesto unitario cui seguiranno azioni comuni di contrasto lungo tutto l'asse del tracciato.

Già fissato il nuovo appuntamento
per il prossimo 18 settembre.

Per Cat – Rete No-AR
Mattia Donadel
3381678008



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CAT
Comitati Ambiente e Territorio - Riviera del Brenta e Miranese

web: 
www.infocat.it
mail:  trabrentaegraticolato@gmail.com



S. Francesco ecologista ante litteram

DALAI LAMA

DOMANDA:COSA L'HA SORPRESA DI PIU' DELL'UMANITA'?E Lui ha risposto:

"Gli uomini... perché perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Perché pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera non riescono a vivere né il presente né il futuro. Perché vivono come non dovessero morire mai e perché muoiono come non avessero mai vissuto.