le banche e il potere

USIAMO GLI SCEC -

BISOGNA CONOSCERE I MOTIVI DI TANTO DISSENSO ALLA TAV TORINO-LIONE

domenica 19 dicembre 2010



I pastori sardi figli di un Dio minore.

mercoledì 29 dicembre 2010
I pastori sardi che sono andati per manifestare pacificamente a Roma per far sentire le loro ragioni sono stati preventivamente allontanati con la forza al loro sbarco nel porto di Civitavecchia.
Perché tanta rigidità nei confronti di un gruppo di 200 persone che dato il loro esiguo numero non poteva certamente rappresentare una minaccia all'ordine pubblico? La sensazione è che siano stati trattati così duramente proprio perchè le loro rivendicazioni suscitano al massimo solidarietà e simpatia ma non impensieriscono i detentori del potere. E' solo con i figli di un Dio minore che si può usare la mano pesante.

venerdì 17 dicembre 2010

SE NON CI MANGIANO ANCHE L'ULTIMO PEZZETTO DI TERRENO NON SONO CONTENTI. QUANDO SCOPPIERA' LA BOLLA IMMOBILIARE IN VENETO?COSTRUIAMO SENZA SENSO SOLO SPERANDO DI VENDERE ORRIBILI CAPANNONI.


COMUNICATO STAMPA CAT  15/12/2010

Veneto City Green: all’Ing. Endrizzi e soci basta qualche effetto speciale e una spruzzata di “verde” per confezionare un vero e proprio “pacco” natalizio.
Dopo il giro di vite su Romea Commerciale, Camionabile e elettrodotto, i Sindaci di Dolo e Pianiga hanno una grande responsabilità: fermare Veneto City significherebbe ostacolare pesantemente “Bilanciere Veneto”, il progetto strategico della regione Veneto che distruggerebbe  il territorio tra Padova e Venezia.
I Comitati di CAT non ci stanno e rilanciano: fermare la cementificazione si può come insegna Domenico Finiguerra Sindaco del primo Comune d’Italia a consumo a zero  di suolo.

Sulla nuova versione “green” di Veneto City presentata ieri a Dolo dall’Ing. Endrizzi e soci, i Comitati di CAT hanno le idee chiare: si tratta solo di un “pacco” natalizio confezionato con effetti speciali e pennellate di “verde”. Veneto City è e rimane una speculazione immobiliare dagli effetti distruttivi. La pochezza di dati e informazioni sul genere di attività che dovrebbero insediarsi, così come l’assenza di dati sui flussi di traffico e sulle ricadute ambientali non fanno altro che confermare la pericolosa ambiguità dei proponenti.

I comitati avvertono: i Sindaci di Dolo e di Pianiga hanno una grande responsabilità perché avvallare Veneto City significa dire di sì anche alla Camionabile e alla Romea Commerciale; bloccare Veneto City significherebbe invece far deragliare il “Bilanciere Veneto”, il folle progetto della Regione Veneto fatto di cemento e autostrade che distruggerebbe completamente Riviera e Miranese.
Le due amministrazioni rivierasche se vogliono possono bloccare questo disegno, ma dovranno avere il coraggio di rinunciare alla tentazione di svendere il territorio in cambio degli introiti derivati dall’ICI e dagli oneri di urbanizzazione; introiti per altro illusori visto che nel conto non vengono mai considerate le ingenti somme di denaro pubblico spese per fronteggiare i disastri dovuti alla cementificazione, come insegnano le recenti alluvioni. Ma l’entusiasmo dimostrato dal Sindaco di Pianiga e il possibilismo di quello di Dolo dimostrano che forse la lezione non è bastata.

Non c’è nessuna norma che vieta di rivedere le destinazioni d’uso contenute nei Piani Norma 4 e 5, tanto più che proprio il Comune di Dolo ha già avviato le procedure per il PAT. I Sindaci sono avvisati: se c’è la volontà politica il consumo di suolo si può fermare subito, come insegna l’esperienza di Domenico Finiguerra primo cittadino del Comune di Cassinetta di Lugangnano.

Se proprio c’è bisogno del nuovo “Polo del Terziario avanzato”, si faccia un investimento strategico sulle aree dimesse di Porto Marghera bonificandole e riqualificandole invece di perseverare nella distruzione di un territorio già ampiamente ferito. Per la Riviera e il Miranese si punti invece sul recupero ambientale e sulla valorizzazione del patrimonio storico-paesaggistico a cominciare dalla creazione di un grande Parco del Graticolato Romano.

Per CAT
Mattia Donadel 338-1678008
Adone Doni 340-0020207


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CAT Comitati Ambiente e Territorio - Riviera del Brenta e Miranese




Il nuovo corso del potere in Italia

domenica 12 dicembre 2010

L'ITALIA: COME L'IRLANDA?

Crisi in Irlanda, l'Europa è al sicuro?
L'UE aiuta l'Irlanda, ma la crisi non sembra risolta. I salvataggi pongono le basi delle crisi future? Quali sono i rimedi per i malanni che affliggono l'Unione? Risponde Armando Carcaterra
Di Armando Carcaterra di AnimaSgr
D1: Perché, nonostante l'annuncio degli aiuti all'Irlanda da parte dell'UE, la crisi non si è risolta?

A partire dal 2009 i mercati hanno colto una grave vulnerabilità nella costruzione istituzionale dell’Euro e, purtroppo, finché i governi europei non vi porranno rimedio in forme adeguate e credibili, il rischio di crisi a catena dei debiti sovrani continuerà a rimanere nell’aria.
Per sopire definitivamente le turbolenze, i mercati devono convincersi che i governi dei paesi più solidi sono disposti a sostenere finanziariamente i paesi in difficoltà e che, la Banca Centrale Europea, sia pronta a rifornire le banche dell’Eurozona di tutta la liquidità necessaria.
Questo è quello che hanno fatto gli USA e la FED. Ovviamente gli aiuti e la liquidità non possono essere fini a se stessi e devono essere erogati per accompagnare nel tempo l’aggiustamento dei conti pubblici ed il risanamento delle banche
insolventi. Ma, come ci ha insegnato la vicenda Lehman Brothers, è una strada senza alternative.
Francesco Giavazzi, uno dei più autorevoli economisti italiani, nel 2008 aveva salutato il fallimento di Lehman Brothers come “un bel giorno per il capitalismo”. Di recente ha scritto sul Corriere della Sera che, quella sua affermazione, era una sciocchezza: il costo del rigore può essere troppo alto da sopportare e da giustificare.
Oggi quel costo, per l’Europa, può essere la fine della moneta unica. Non è un caso che la crisi greca si sia tamponata, nel maggio 2010, solo quando i governi europei ed il Fondo Monetario hanno varato un Fondo di Stabilizzazione Europeo da 750 miliardi di Euro. E’ bastato l’effetto annuncio. Allo stesso modo è bastato qualche dubbio del cancelliere Merkel
sulla copertura delle perdite dei titoli di stato, per scatenare la nuova violenta crisi irlandese

D2: La Germania vorrebbe che i paesi meno virtuosi pagassero per i propri errori. I salvataggi pongono le basi di crisi future?

E’ vero esiste questo rischio. La ricetta tedesca per l’Europa è che i paesi “indisciplinati” riducano il loro debito pubblico adottando subito drastiche restrizioni fiscali per correggere le loro finanze.
Il paradosso è che proprio la crisi dell’Irlanda è la dimostrazione palese che la ricetta tedesca per tenere insieme l’Europa è quantomeno insufficiente.
L’Irlanda, infatti, prima della crisi finanziaria del 2008-09, era uno dei paesi più virtuosi dell’intera Unione Europea. I conti pubblici erano in surplus (anche quando quelli tedeschi erano in deficit) ed il debito su Pil era solo del 25% (quello tedesco del 65%). Inoltre il governo irlandese è stato il primo nel 2009 a varare misure di aggiustamento fiscale per finanziare il sostegno pubblico dato alle sue banche. Adottando il punto di vista tedesco, l’Irlanda era un
paese “super-virtuoso
”. Il problema, non di poco conto, era la “mala gestio” del sistema finanziario, con le banche che si sono via via impegnate in progetti immobiliari insostenibili, senza un adeguato controllo da parte delle Autorità di Vigilanza.
La ricetta tedesca, che agisce soltanto sui debiti pubblici, potrebbe applicarsi ragionevolmente alla Grecia, al Portogallo ed all’Italia, ma non spiega la crisi irlandese e neppure quella spagnola (la cui vicenda assomiglia per molti versi a quella irlandese). La crisi europea è, dunque, più complessa di come può apparire.

D3: Quali sono, quindi, i rimedi per i malanni che affliggono l'Unione?

Come è comprensibile il tema è molto complesso, ma può essere sintetizzato in tre aree di intervento tra loro complementari:
1. la disponibilità a rifinanziare (se necessario) il Fondo di Sostenibilità Europeo varato a maggio e a rafforzare il coordinamento sovranazionale delle politiche fiscali dei paesi dell’Unione Europea (come garanzia di prevenzione dell’insolvenza degli stati)
2. l’emersione di tutte le perdite ancora latenti nelle banche europee e l’adozione di strumenti comuni per la gestione ordinata dei casi di insolvenza
3. la determinazione della BCE, a mantenere nel sistema, tutta la liquidità bancaria necessaria nella fase di risanamento

La crisi irlandese è paradigmatica nel far capire perché questi tre aspetti sono tutti contemporaneamente importanti.
I conti pubblici irlandesi sono infatti andati fuori controllo perché il governo di quel paese ha dovuto salvare le sue banche, a loro volta rese insolventi dall’esplosione della bolla immobiliare. Le perdite delle banche irlandesi si sono rivelate, però, troppo grandi per l’economia della sola Irlanda (quasi 1/3 del suo Pil). Le stesse rappresentano nello stesso tempo solo il 5% dell’intero sistema bancario dell’Eurozona: ciò che apparirebbe di piccola entità se l’Europa fosse una sola cosa è, invece, un problema insolubile per i governi presi singolarmente. Questo è vero anche per i paesi più forti: se l’Irlanda andasse in default, perfino le banche tedesche sarebbero in pericolo (perché ne detengono 140 miliardi, un’entità superiore al 4% del Pil tedesco).
Lasciare i paesi periferici dell’Unione isolati, senza risorse disponibili e privi ormai anche della possibilità di svalutare la propria moneta, evoca nei mercati una sola prospettiva: quella dell’insolvenza causando la fuga degli investitori. E’ questo perverso gioco di aspettative che eccita gli appetiti speculativi, diffonde il panico e irradia il rischio di contagio anche in direzione di paesi molto più grandi come Spagna e Italia.
Se l’Europa avesse invece a disposizione strumenti comuni di intervento, la dimensione degli squilibri dei paesi periferici apparirebbe ai mercati del tutto gestibile e lo spettro del contagio non si affaccerebbe neppure. Di crisi in crisi, i governi europei (perfino quello tedesco), stanno prendendo atto di questa realtà. Nonostante le inerzie, le paure e le resistenze, da questa lunga catena di crisi l’Europa può uscire rafforzata.

venerdì 10 dicembre 2010

lunedì 6 dicembre 2010

DOBBIAMO STARE ATTENTI AI COLPI DI... CODA.

domenica 5 dicembre 2010

DAL CORRIERE DELLA SERA

S. Francesco ecologista ante litteram

DALAI LAMA

DOMANDA:COSA L'HA SORPRESA DI PIU' DELL'UMANITA'?E Lui ha risposto:

"Gli uomini... perché perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Perché pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera non riescono a vivere né il presente né il futuro. Perché vivono come non dovessero morire mai e perché muoiono come non avessero mai vissuto.