Veneto City: trionfo del cemento e
della vecchia politica.
Cos’è Veneto City? È un colossale
intervento di trasformazione territoriale, destinato, secondo le intenzioni
degli imprenditori, a essere un “grande polo terziario di scala
sovraregionale” in un’area all’altezza delle frazioni di Arino di Dolo e
Cazzago di Pianiga. I numeri in gioco della fase 1: superficie territoriale
impegnata 715.000 mq, per 500.000 mq di superficie netta di pavimento (Sp),
più la piastra che ospita i parcheggi, da destinare a Centri Direzionali e
Commerciali, Poli Scientifici e di Rappresentanza, Spazi Espositivi,
Strutture Alberghiere e Residence, Strutture Ricreative ed altro ancora. |
le banche e il potere
USIAMO GLI SCEC -
BISOGNA CONOSCERE I MOTIVI DI TANTO DISSENSO ALLA TAV TORINO-LIONE
venerdì 20 gennaio 2012
VENETO: ENORME CENTRO DEL TERZIARIO. (CON BUONA PACE DEL PALLADIO).
venerdì 13 gennaio 2012
De Poli e la piroetta su Veneto City
Udc da favorevole a contraria: «In politica cambiare idea è segno d’intelligenza»
VENEZIA
«Cambiare idea è segno di intelligenza. A maggior ragione in politica, dove chi lavora nelle stanze dei bottoni si occupa del bene della collettività. Ribadiamo con forza la nostra posizione: gli interessi economici e immobiliari non possono sostituire quelli dei veneti». Lo afferma Antonio De Poli, deputato dell'Udc e coordinatore regionale del partito in Veneto, commentando il retroscena pubblicato dal nostro giornale che ricostruisce la “piroetta” (da favorevoli a contrari) compiuta dai centristi cattolici su Veneto City. «Non intendo fare nessun passo indietro sul fronte dell’opposizione a Veneto City», prosegue De Poli «abbiamo rivisto la nostra posizione ascoltando le ragioni dei nostri rappresentanti nella provincia di Venezia che si dimostrati sensibili e attenti. Non si possono sottovalutare le ragioni della filiera produttiva coinvolta, agricoltori e commercianti in primis». Il parlamentare nega posizion i di rifiuto pregiudiziale ma contesta alla giunta Zaia di ignorare nel processo decisionale i comitati di cittadini che, in questi mesi, hanno fatto sentire la loro voce: «Non si possono ignorare 11 mila firme. Noi facciamo opposizione ma nell’interesse della collettività e per questo motivo siamo favorevoli ad alcune battaglie che Zaia intraprenderà, ad esempio quella in difesa della Pedemontana. Ben altra cosa, però, è Veneto City, un ecomostro che si inserisce geograficamente fra le città di Dolo Mirano e Mestre determinando forti criticità nell’afflusso alle relative strutture ospedaliere da parte dei pazienti-utenti. Non ci risulta né una valutazione di questo genere, né una modifica alla viabilità dell’area in relazione all’accesso alle strutture ospedaliere citate». «Questo, per noi dell’Udc, vuol dire fare gli interessi della gente e occuparsi del territorio», conclude De Poli «ci interessa dare le risposte alla gente perché ascoltiamo le persone».
05 gennaio 2012
giovedì 5 gennaio 2012
- SEMPRE ED INEVITABILMENTE OGNUNO DI NOI SOTTOVALUTA IL NUMERO DI INDIVIDUI STUPIDI IN CIRCOLAZIONE. - (Prima Legge Fondamentale della stupidità umana, doc. Carlo M. Cipolla).
Il Fatto Quotidiano parla di
noi
Ferruccio Sansa su Veneto City
Zaia ha firmato. Il
Governatore “contadino” ha dato il via libera definitivo a Veneto City, contestatissimo progetto che si
mangerà centinaia di ettari di campagna veneta. Chissà, forse Zaia sperava che,
firmando tra Natale e Capodanno, la sua scelta passasse inosservata. Così come
aveva fatto nei mesi scorsi, sostenendo che la Regione in questa vicenda aveva
un ruolo “notarile”, rispetto alle scelte dei comuni. Un’affermazione che da
qualcuno è stata definita “alla Ponzio Pilato”, perché il Governatore poteva
dire la sua su Veneto City.
Ma la Lega ha sostenuto con ogni mezzo il progetto. A cominciare dal sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, che in consiglio comunale è sbottata: “Per quelli di sotto ci vorrebbe l’olio di ricino”. Una battuta che pare venire dal profondo e rivela l’animo della Lega di oggi: che cerca di reinventarsi come partito di lotta vicino al popolo e al territorio, ma resta salda sulla poltrona e approva a marce forzate contestatissimi progetti. Un partito che non ama i dissensi. Perché i destinatari dell’olio di ricino sono migliaia di veneti che le hanno tentate tutte per bloccare il progetto di Veneto City. Niente anti-politica, anzi, il contrario: un esempio di dissenso acceso, ma democratico e fantasioso. Sempre nelle regole: 11mila firme raccolte, ricorsi in ogni sede, partecipazione al consiglio comunale, manifestazioni sotto il Comune al suono delle vuvuzelas.
Parliamo di un mega centro commerciale-direzionale che occuperà 715mila metri quadrati – l’equivalente di 105 campi di calcio – con un volumetria di 2 milioni di metri cubi. È dal 2008 che tra Venezia e Padova i comitati si battono contro Veneto City. Ma nelle ultime settimane la battaglia è diventata serrata, perché il destino della campagna veneta si gioca in queste ore. Per cambiare definitivamente il paesaggio di Dolo bastavano tre firme: quelle dei Comuni di Dolo (Lega) e Pianiga (Pdl) e quella del Governatore Luca Zaia (Lega). Sono tutte arrivate entro la scadenza del 31 dicembre.
I comitati non hanno una tessera politica. In tanti contavano sul fatto che Zaia e i leghisti in campagna elettorale avevano professato attaccamento al Veneto, alle sue tradizioni, alla terra. Ma quando si è arrivati ai fatti, ecco l’amara sorpresa. Raccontano Adone Doni e Mattia Donadel, portavoci del Cat(Comitati Ambiente e Territorio): “La maggioranza del Comune di Dolo ha convocato sedute straordinarie a raffica, perfino la Vigilia e il giorno di Natale, per votare prima del 31”. E i comitati hanno “assediato” il Comune. Hanno cercato di entrare in consiglio. Ma il 20 dicembre il sindaco emette un’ordinanza: “Visto che nelle ultime sedute si è verificata una massiccia affluenza di pubblico e manifestanti presso la sala consiliare… si ordina di chiudere al pubblico gli uffici comunali”. Racconta Doni: “Sono rimasti solo 40 posti, ma quando abbiamo provato a entrare li abbiamo trovati già occupati da militanti leghisti”. Così sono partiti esposti al Prefetto e alla Procura.
Alla fine il sindaco leghista ha firmato (come quello di Pianiga). Per la gioia dei sostenitori di Veneto City. Ma di che cosa si tratta esattamente? Nei documenti ufficiali si parla di un polo destinato a riunire “i servizi per l’impresa, l’università e il commercio”. Tutto e niente. Le stime parlano di 30-40mila visitatori al giorno e 70mila veicoli. Il progetto prevede torri di 80 metri. E già l’aspetto urbanistico ha attirato critiche, come quelle del prestigioso Giornale dell’Architettura: si parla di “esiti paradossali”, si ricorda “un’affermazione di Zaia alla Ponzio Pilato che «le variazioni urbanistiche passano in Regione a livello notarile se hanno l’ok dei consigli comunali e della Provincia»”, si sottolinea “la necessità di rifondare il rapporto tra uomo e natura nel Veneto”; ma il Giornale dell’Architettura rammenta anche che “l’ultimo passo è stato demandato ai sindaci di due comuni che sommano circa 30.000 abitanti, di fronte a un intervento attorno al quale gravita tutto il Veneto. Le 11.000 firme raccolte dai comitati non hanno inciso sull’iter”. La Difesa del Popolo, giornale della diocesi di Padova, ha dedicato al progetto un’allarmata copertina: “In Riviera la città di cemento a(r)mato”, dove si ricorda che anche “le associazioni di commercianti e agricoltori sono contrarie… ma tutto procede”.
Per capire davvero il progetto bisogna guardare a quello che ci sta dietro. Veneto City ha tanti santi in paradiso, raccoglie i signori dell’impresa del Nord-Est: da Stefanel (attraverso la Finpiave) a imprenditori che amavano definirsi “progressisti” come Benetton (ma ultimamente si sono lanciati in operazioni contestate come Capo Malfatano in Sardegna). Fino alla Mantovani che ha il ‘monopolio’ delle grandi opere in Veneto.
E la politica? Il centrodestra di Giancarlo Galan, che in questi ambienti ha tanti amici, ha sostenuto l’opera. Il centrosinistra all’inizio sembrava, tanto per cambiare, confuso: “Veneto City deve essere un’opportunità, non un pericolo”, disse Antonio Gaspari, allora sindaco di Dolo (Margherita). Davide Zoggia (Pd), all’epoca presidente della Provincia di Venezia, in pubblico diceva: “Veneto City potrebbe essere costruita altrove”. Ma in una lettera riservata definiva il progetto “di sicuro interesse per l’assetto e lo sviluppo economico di Venezia”. Oggi il Pd, all’opposizione, si dichiara contrario. Più netta la posizione di Rifondazione e dell’Idv: “Basta con il consumo del territorio, Veneto City è un’idea delirante”, tagliò corto Paolo Cacciari, ex deputato di Rifondazione.
Per valutare l’impatto di Veneto City bisogna venire qui. Muoversi tra Fiesso d’Artico, Dolo e Mira: “Mi ci perdo anch’io che ci abito da una vita”, racconta Vittorio Pampagnin (ex sindaco di Fiesso, con un passato nel centrosinistra), mentre con l’auto vaga tra bretelle e tangenziali che hanno strozzato interi paesi. Siamo nella Riviera del Brenta, la terra dove Tiziano attingeva i colori per i suoi quadri. Nella campagna veneta cara ad Andrea Zanzotto. Qui dove una volta il paesaggio era segnato dai campanili e oggi svettano ciminiere e capannoni. L’era Galan ha lasciato un’eredità pesante: dal 2001 al 2006 sono state realizzate case per 788mila persone (la popolazione è aumentata di 248mila abitanti). Nel 2002 si sono costruiti 38 milioni di metri cubi di capannoni. In Veneto la superficie urbanizzata è aumentata del 324% rispetto al 1950. Ben oltre le necessità, come dimostrano migliaia di cartelli “vendesi” appesi a case nuove e mai abitate.
Adesso arriva Veneto City. L’ultima parola spettava a Zaia (che ha preferito non parlare con il Fatto), quello che amava definirsi il governatore “contadino”. Ma che oggi ha chiarito definitivamente da che parte sta.
(Fonte: Il Fatto Quotidiano)
Ma la Lega ha sostenuto con ogni mezzo il progetto. A cominciare dal sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, che in consiglio comunale è sbottata: “Per quelli di sotto ci vorrebbe l’olio di ricino”. Una battuta che pare venire dal profondo e rivela l’animo della Lega di oggi: che cerca di reinventarsi come partito di lotta vicino al popolo e al territorio, ma resta salda sulla poltrona e approva a marce forzate contestatissimi progetti. Un partito che non ama i dissensi. Perché i destinatari dell’olio di ricino sono migliaia di veneti che le hanno tentate tutte per bloccare il progetto di Veneto City. Niente anti-politica, anzi, il contrario: un esempio di dissenso acceso, ma democratico e fantasioso. Sempre nelle regole: 11mila firme raccolte, ricorsi in ogni sede, partecipazione al consiglio comunale, manifestazioni sotto il Comune al suono delle vuvuzelas.
Parliamo di un mega centro commerciale-direzionale che occuperà 715mila metri quadrati – l’equivalente di 105 campi di calcio – con un volumetria di 2 milioni di metri cubi. È dal 2008 che tra Venezia e Padova i comitati si battono contro Veneto City. Ma nelle ultime settimane la battaglia è diventata serrata, perché il destino della campagna veneta si gioca in queste ore. Per cambiare definitivamente il paesaggio di Dolo bastavano tre firme: quelle dei Comuni di Dolo (Lega) e Pianiga (Pdl) e quella del Governatore Luca Zaia (Lega). Sono tutte arrivate entro la scadenza del 31 dicembre.
I comitati non hanno una tessera politica. In tanti contavano sul fatto che Zaia e i leghisti in campagna elettorale avevano professato attaccamento al Veneto, alle sue tradizioni, alla terra. Ma quando si è arrivati ai fatti, ecco l’amara sorpresa. Raccontano Adone Doni e Mattia Donadel, portavoci del Cat(Comitati Ambiente e Territorio): “La maggioranza del Comune di Dolo ha convocato sedute straordinarie a raffica, perfino la Vigilia e il giorno di Natale, per votare prima del 31”. E i comitati hanno “assediato” il Comune. Hanno cercato di entrare in consiglio. Ma il 20 dicembre il sindaco emette un’ordinanza: “Visto che nelle ultime sedute si è verificata una massiccia affluenza di pubblico e manifestanti presso la sala consiliare… si ordina di chiudere al pubblico gli uffici comunali”. Racconta Doni: “Sono rimasti solo 40 posti, ma quando abbiamo provato a entrare li abbiamo trovati già occupati da militanti leghisti”. Così sono partiti esposti al Prefetto e alla Procura.
Alla fine il sindaco leghista ha firmato (come quello di Pianiga). Per la gioia dei sostenitori di Veneto City. Ma di che cosa si tratta esattamente? Nei documenti ufficiali si parla di un polo destinato a riunire “i servizi per l’impresa, l’università e il commercio”. Tutto e niente. Le stime parlano di 30-40mila visitatori al giorno e 70mila veicoli. Il progetto prevede torri di 80 metri. E già l’aspetto urbanistico ha attirato critiche, come quelle del prestigioso Giornale dell’Architettura: si parla di “esiti paradossali”, si ricorda “un’affermazione di Zaia alla Ponzio Pilato che «le variazioni urbanistiche passano in Regione a livello notarile se hanno l’ok dei consigli comunali e della Provincia»”, si sottolinea “la necessità di rifondare il rapporto tra uomo e natura nel Veneto”; ma il Giornale dell’Architettura rammenta anche che “l’ultimo passo è stato demandato ai sindaci di due comuni che sommano circa 30.000 abitanti, di fronte a un intervento attorno al quale gravita tutto il Veneto. Le 11.000 firme raccolte dai comitati non hanno inciso sull’iter”. La Difesa del Popolo, giornale della diocesi di Padova, ha dedicato al progetto un’allarmata copertina: “In Riviera la città di cemento a(r)mato”, dove si ricorda che anche “le associazioni di commercianti e agricoltori sono contrarie… ma tutto procede”.
Per capire davvero il progetto bisogna guardare a quello che ci sta dietro. Veneto City ha tanti santi in paradiso, raccoglie i signori dell’impresa del Nord-Est: da Stefanel (attraverso la Finpiave) a imprenditori che amavano definirsi “progressisti” come Benetton (ma ultimamente si sono lanciati in operazioni contestate come Capo Malfatano in Sardegna). Fino alla Mantovani che ha il ‘monopolio’ delle grandi opere in Veneto.
E la politica? Il centrodestra di Giancarlo Galan, che in questi ambienti ha tanti amici, ha sostenuto l’opera. Il centrosinistra all’inizio sembrava, tanto per cambiare, confuso: “Veneto City deve essere un’opportunità, non un pericolo”, disse Antonio Gaspari, allora sindaco di Dolo (Margherita). Davide Zoggia (Pd), all’epoca presidente della Provincia di Venezia, in pubblico diceva: “Veneto City potrebbe essere costruita altrove”. Ma in una lettera riservata definiva il progetto “di sicuro interesse per l’assetto e lo sviluppo economico di Venezia”. Oggi il Pd, all’opposizione, si dichiara contrario. Più netta la posizione di Rifondazione e dell’Idv: “Basta con il consumo del territorio, Veneto City è un’idea delirante”, tagliò corto Paolo Cacciari, ex deputato di Rifondazione.
Per valutare l’impatto di Veneto City bisogna venire qui. Muoversi tra Fiesso d’Artico, Dolo e Mira: “Mi ci perdo anch’io che ci abito da una vita”, racconta Vittorio Pampagnin (ex sindaco di Fiesso, con un passato nel centrosinistra), mentre con l’auto vaga tra bretelle e tangenziali che hanno strozzato interi paesi. Siamo nella Riviera del Brenta, la terra dove Tiziano attingeva i colori per i suoi quadri. Nella campagna veneta cara ad Andrea Zanzotto. Qui dove una volta il paesaggio era segnato dai campanili e oggi svettano ciminiere e capannoni. L’era Galan ha lasciato un’eredità pesante: dal 2001 al 2006 sono state realizzate case per 788mila persone (la popolazione è aumentata di 248mila abitanti). Nel 2002 si sono costruiti 38 milioni di metri cubi di capannoni. In Veneto la superficie urbanizzata è aumentata del 324% rispetto al 1950. Ben oltre le necessità, come dimostrano migliaia di cartelli “vendesi” appesi a case nuove e mai abitate.
Adesso arriva Veneto City. L’ultima parola spettava a Zaia (che ha preferito non parlare con il Fatto), quello che amava definirsi il governatore “contadino”. Ma che oggi ha chiarito definitivamente da che parte sta.
(Fonte: Il Fatto Quotidiano)
edizione
online, 30 dicembre 2011
giovedì 22 dicembre 2011
ALLUCINANTE DICHIARAZIONE DEL SINDACO DI DOLO. I CITTADINI TRATTATI COME PEZZE DA PIEDI!
foto GAZZETTINO DI VENEZIA DEL 21-12-2011
CS CAT 21 DICEMBRE 2011
Siamo ai limiti dell’apologia di fascismo.
CAT chiede le dimissioni del Sindaco e invita tutte le forze politiche e le organizzazioni democratiche a fare altrettanto;
I Comitati lanciano inoltre la proposta di una grande manifestazione unitaria in difesa della democrazia e della Costituzione.
Sul fronte Veneto City, CAT annuncia fin da subito azioni legali e mobilitazione permanente per bloccare questo devastante progetto. Che il Sindaco di Dolo avesse un’idea della democrazia e delle istituzioni tutto ad uso e consumo degli interessi privati della Veneto City spa lo si era già capito; ma la scelta di blindare il Consiglio Comunale di ieri, di ostacolare il diritto di informazione, e la dichiarazione sull’”olio di ricino” per i manifestanti, denotano addirittura tendenze fasciste.
A questo punto CAT chiede le dimissioni del Sindaco di Dolo e della sua Giunta, e invita tutte le forze politiche, i Sindaci degli altri Comuni, le organizzazioni della società civile che si riconoscono nell’antifascismo come valore fondante della Repubblica, a fare altrettanto.Non solo, CAT propone a breve una grande manifestazione unitaria a Dolo in difesa della democrazia e dei valori della Costituzione. CAT sta valutando anche se esistono gli estremi per una denuncia a carico della Sindaca Maddalena Gottardo per apologia di fascismo.
La vergognosa approvazione dell’accordo di programma avvenuta ieri in Consiglio è un passo in avanti per i proponenti, ma per i Comitati la battaglia è ancora lunga e per nulla scontata. La partecipazione forte e determinata di tanti cittadini e organizzazioni alle ultime manifestazioni dimostra che il dissenso e la voglia di cambiare stanno crescendo sempre di più.
Le azioni legali in sede amministrativa ed eventualmente in sede europea saranno da subito affiancate da iniziative di mobilitazione permanente per ostacolare la fase progettuale ed esecutiva.
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CAT Comitati Ambiente e Territorio - Riviera del Brenta e Miranese
web: www.infocat.it
mail: trabrentaegraticolato@gmail.com
Laboratorio Mirano Condivisa - www.miranocondivisa.it
aderiamo a CAT Comitati Ambiente e Territorio - Riviera del Brenta e Miranese - www.infocat.it
aderiamo a AltroVe - Rete per un altro Veneto - info@altroveneto.org
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E i negozi "in lutto" spengono le luci |
I Comitati: «Fermeremo noi i cantieri». Cia:«Stupefatti». Confesercenti: «Padania come l’ex Urss» |
Mercoledì 21 Dicembre 2011, |
(gdc) «Se a margine dell'ultimo consiglio comunale ho detto che l'attuale sindaco aveva ucciso la democrazia, stavolta devo affermare con forza che la democrazia è stata stuprata». A parlare è l'ex sindaco di Dolo, Claudio Bertolin che, come i consiglieri di «Per Dolo cuore della Riviera» ed il «Ponte del Dolo» e numerosi altri esponenti di partito e gente comune, è stato relegato all'esterno del palazzo municipale, essendo arrivato quando ormai l'aula era già stata "occupata" da quella che ha definito la «claque» del sindaco. Duro anche il commento del capogruppo di minoranza, Albero Polo: «Oggi di fatto è stata subappaltata l'amministrazione pubblica alla volontà dei privati». Rilanciando: «È molto grave, se confermato, che l'ufficio stampa di privati abbia deciso chi far accedere o meno alla sala consigliare». Osservando: «Lei (Maddalena Gottardo, ndr) non ha mai concesso nulla alle minoranze, portando avanti scelte discutibili. Oggi il consiglio sembrava un "club privè", dove gli invitati erano già stati scelti prima». E promette battaglia anche in sede giudiziaria. Così come l'hanno promessa Mattia Donadel ed Adone Doni per il Cat: «Siamo già pronti con i ricorsi, daremo battaglia anche nella fase attuativa e i comitati ci saranno anche quando partiranno i cantieri per impedire che avvenga uno scempio di territorio e salute pubblica di queste dimensioni». Ancora più duro il commento di Maurizio Franceschi di Confesercenti: «Se questo è il volto della Padania, somiglia tanto a quello dell'ex Unione Sovietica». Mentre Giorgio Gei, capogruppo de «Il Ponte del Dolo»: «Una cosa del genere non la credevo possibile». Severo anche Luca Lazzaro della Cia: «Quello che è successo ieri a Dolo è da bocciare due volte: nel merito e nel metodo. Come CIA avevamo fatto delle osservazioni sul merito del progetto, che non ci piace e non ci convince. Ma il metodo adottato ieri in Consiglio lascia stupefatti: ci siamo trovati con la sala blindata, agenti in tenuta anti-sommossa, e non è stato permesso a nessuno non solo di esprimere la propria opinione, ma addirittura di assistere alla seduta». Intanto molti commercianti del centro di Dolo, appresa la notizia della ratifica, hanno spento le luci dei negozi in segno di lutto. Per molti di loro il centro per il terziario avanzato, con i suoi 70mila metriquadri di superficie commerciale (il 14 per cento della superficie netta edificabile) sarà la loro condanna. Mentre all'esterno del palazzo municipale fischietti, trombe e vuvuzelas continuavano imperterriti a far sentire il loro suono. Ma stavolta non è bastato per mettere fine ai lavori di un consiglio in tutto e per tutto fuori dal comune. |
DOC GAZZETTINO 21-12
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LA NUOVA VENEZIA
21- 12-2001Luci spente, serrande giù e lumini accesi
Confesercenti: «Mai vista una cosa simile». I cat: «Asserragliati contro la volontà popolare»
DOLO
Mentre in consiglio si votava l’accordo di programma fuori dal municipio i volontari dei Cat, delle associazioni ambientali e i commercianti protestavano in vari modi contro Veneto City. I comitati hanno inscenato il funerale della democrazia, oltre ad organizzare un piccolo comizio aperto a chi voleva parlare e un volantinaggio lungo le strade. «Non si era mai vista una cosa del genere – spiegano Mattia Donadel e Adone Doni dei Cat – un consiglio asserragliato mentre fuori ci sono i cittadini a protestare. Veneto City ormai non è solo una battaglia per la tutela e la difesa del territorio ma anche per la democrazia. Abbiamo già pronti i ricorsi al Tar e poi ci sarà una contestazione continua durante la fase attuativa del progetto». Pesanti anche le reazioni di Maurizio Franceschi, presidente Confesercenti della provincia di Venezia. «Se questa è la Padania – sostiene Franceschi – assomiglia molto all’Unione Sovietica. Adesso non è neanche più possibile dissentire su un fatto che riguarda direttamente i cittadini e il territorio. Viva l’Italia». Critico anche Luca Lazzaro della Cia. «Quello che è successo – spiega - è da bocciare due volte: nel merito e nel metodo. Ci siamo trovati con la sala blindata, agenti in tenuta anti-sommossa, e non è stato permesso a nessuno non solo di esprimere la propria opinione, ma addirittura di assistere alla seduta». Alle 17 è poi iniziata la protesta dei commercianti che in alcune vie del centro (via Cairoli, via Mazzini, via Matteotti, via Guolo e via Garibaldi) hanno abbassato le luci dei negozi e acceso lumini e fiaccole, mentre alcuni hanno addirittura abbassato le serrande. La protesta ha coinvolto oltre metà dei negozi del centro. Quello che temono è che, con Veneto City, le serrande le dovranno chiudere per sempre. (g.pir.)
martedì 20 dicembre 2011
STRACCIATA LA - CARTA COSTITUZIONALE - NEL COMUNE DI DOLO.
Veneto city, arriva l'ultimo
sì
dal consiglio «blindato» di Dolo

dal consiglio «blindato» di Dolo
L'assemblea vota il parere
favorevole all'accordo di programma. Il sindaco fissa un numero massimo di
persone in aula e la fa riempire da simpatizzanti del Carroccio. L'opposizione:
«E' la morte della democrazia»

DOLO (Venezia) – Veneto city sdoganato da un Consiglio comunale «blindato». E'
passata all'unanimità la ratifica dell'accordo di programma, slittata una
settimana fa a causa delle contestazioni dei commercianti della Confesercenti e
dei comitati ambientalisti. Il primo cittadino Maddalena Gottardo l'aveva
annunciato: questa volta si procede a prescindere. E così è stato. Con
un'ordinanza il sindaco aveva fissato a 49 il numero di persone che potevano
prendere parte alla seduta come pubblico. Il consiglio era fissato per le 15,
ma dalle 13 l'aula era già occupata da una quarantina di esponenti della Lega e
dai proponenti di Veneto city. Risultato? Manifestanti e giornalisti chiusi
fuori dalla sala consiliare. I rappresentanti della stampa sono stati
accompagnati (sotto scorta della polizia locale) in aula solo in un secondo
momento, giusto in tempo per assistere alla votazione del documento. File vuote
tra i banchi dell'opposizione.
«E' stata uccisa la democrazia – afferma Giorgio Gei, del gruppo consiliare “Ponte per Dolo” - hanno
"SERRATA DELLA DEMOCRAZIA A DOLO"
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 9 dicembre 2011, pagina 23
Il via libera ottenuto da parte della Regione Veneto ha messo un altro importante tassello nel complesso mosaico di Veneto City. Un’approvazione che ha visto una maggioranza compatta o quasi, considerate le riserve espresse dai consiglieri Nereo Laroni (Pdl) e Nicola Finco (Lega nord). Ma i Comitati di Ambiente Territorio, Confesercenti, Legambiente, Italia Nostra e diversi partiti politici non si danno per vinti.
Il Cat si sta già organizzando, dando ormai per scontata la ratifica all’accordo di programma dei Comuni di Dolo e Pianiga, e la firma del decreto da parte del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Adone Doni e Mattia Donadel, portavoce del Comitato Ambiente e Territorio, promettono una raffica di ricorsi al Tar. Donadel, in particolare, esprime tutta la sua amarezza verso una seduta del Consiglio regionale fissata a giochi fatti: «Firmare un accordo di programma prima che il Consiglio regionale si riunisse proprio per discutere di Veneto City fa capire con chi ci stiamo confrontando. A questo punto non resta che dare avvio ad una serie di ricorsi al Tar. A nostro avviso le basi di questi ricorsi sono solide, a partire dall’interesse pubblico di un’opera che non capiamo dove stia». Il Cat, comunque, non si arrenderà tanto facilmente: «Percorreremo ogni strada possibile perché un’opera così devastante non venga realizzata» aggiunge Doni. Per il Cat, infatti, l’amministrazione comunale avrebbe potuto cambiare la destinazione d’uso dell’area, senza correre troppi rischi: «Altri comuni lo hanno fatto ed hanno pure vinto i ricorsi. Se ci fosse davvero stata la volontà di non fare Veneto City si sarebbero potute trovare le soluzioni più idonee».
Anche la Confesercenti è molto critica su Veneto City e l’ultima stoccata all’amministrazione dolese, capofila del progetto, arriva da Luciano Marchi, responsabile degli ambulanti: «Il Comune di Dolo si sta preoccupando dei commercianti stanziali chiedendo uno spostamento del mercato, ma dall’altra parte vuole dare avvio ad un’opera che darà il colpo di grazia a
Il Cat si sta già organizzando, dando ormai per scontata la ratifica all’accordo di programma dei Comuni di Dolo e Pianiga, e la firma del decreto da parte del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Adone Doni e Mattia Donadel, portavoce del Comitato Ambiente e Territorio, promettono una raffica di ricorsi al Tar. Donadel, in particolare, esprime tutta la sua amarezza verso una seduta del Consiglio regionale fissata a giochi fatti: «Firmare un accordo di programma prima che il Consiglio regionale si riunisse proprio per discutere di Veneto City fa capire con chi ci stiamo confrontando. A questo punto non resta che dare avvio ad una serie di ricorsi al Tar. A nostro avviso le basi di questi ricorsi sono solide, a partire dall’interesse pubblico di un’opera che non capiamo dove stia». Il Cat, comunque, non si arrenderà tanto facilmente: «Percorreremo ogni strada possibile perché un’opera così devastante non venga realizzata» aggiunge Doni. Per il Cat, infatti, l’amministrazione comunale avrebbe potuto cambiare la destinazione d’uso dell’area, senza correre troppi rischi: «Altri comuni lo hanno fatto ed hanno pure vinto i ricorsi. Se ci fosse davvero stata la volontà di non fare Veneto City si sarebbero potute trovare le soluzioni più idonee».
Anche la Confesercenti è molto critica su Veneto City e l’ultima stoccata all’amministrazione dolese, capofila del progetto, arriva da Luciano Marchi, responsabile degli ambulanti: «Il Comune di Dolo si sta preoccupando dei commercianti stanziali chiedendo uno spostamento del mercato, ma dall’altra parte vuole dare avvio ad un’opera che darà il colpo di grazia a
sabato 17 dicembre 2011
GENTILI TELESPETTATORI
Vi comunichiamo che domenica 18 dicembre alle 21.30 su RAI TRE andrà in onda la nuova puntata di Report
La puntata
si intitola "CORSA ALLA TERRA"
Di Piero Riccardi
Di Piero Riccardi
La pianura
padana, con le sue fertili terre, rappresentava il luogo dove si produceva gran
parte del nostro cibo. Ora invece il cibo lo importiamo e le terre agricole le
stiamo abbandonando. Ogni giorno che passa in Veneto e in Lombardia perdiamo
terreno coltivabile equivalente a 7 volte piazza del Duomo. Per farne cosa?
Cementarlo o asfaltarlo. Ormai coltivare non conviene più. E i nostri agricoltori
vanno a produrre all'estero, dove costa meno. Ma la concorrenza per
accaparrarsi la terra è spietata. Perché? Che c'entra per esempio il fallimento
di Lehman Brothers con la sorte di qualche centinaio di contadini di un
villaggio sperduto del Mali? O ancora, cosa lega la direttiva europea sui
biocarburanti con la morte di tre pastori nel nord del Senegal? In un viaggio
che va dagli uffici di Washington della Banca Mondiale fino a una rivolta
contadina nel cuore dell'Africa Occidentale, la puntata di
mercoledì 14 dicembre 2011
Una manciata di Consiglieri e Assessori di due comuni, votati da meno di 8.000 persone, decidono su un progetto che avrà conseguenze pesantissime per un territorio molto più vasto e popoloso (almeno 240.000 abitanti coinvolti).
CS CAT 14 DICEMBRE
2011
Cittadini Comitati e Associazioni bloccano Veneto City.
Una contestazione non violenta ma assordante ha reso impossibile l’approvazione dell’accordo di programma per il Polo del Terziario Avanzato. Tutto rinviato alla prossima settimana.
Un grande successo ma anche una lezione democratica a degli amministratori sempre più asseragliati nel “fortino” della politica.
Ora la mobilitazione continua con ancora più determinazione.
I Comitati non si arrendono.
Oltre 300 cittadini, attivisti e simpatizzanti di comitati, hanno “assediato” per ore in modo pacifico e non violento quello che ormai è diventato il simbolo del “fortino” della politica, ripristinando almeno per un po’ di ore il principio costituzionale secondo il quale “la sovranità appartiene al popolo” (Art. 1 Costituzione Italiana). La manifestazione organizzata ha determinato la mancata approvazione dell’Accordo di Programma su Veneto City. Un successo fatto di grande civiltà.
Lo sgombero coatto degli attivisti presenti all’interno del Consiglio Comunale, imposto dal Sindaco di Dolo dopo 5 ore di assordante contestazione, dimostra una volta di più come la vicenda Veneto City sia diventata una questione di democrazia, e non solo una battaglia per la difesa dell’ambiente e della salute.
Una manciata di Consiglieri e Assessori di due comuni, votati da meno di 8.000 persone, decidono su un progetto che avrà conseguenze pesantissime per un territorio molto più vasto e popoloso (almeno 240.000 abitanti coinvolti).
Una decisione presa non tenendo in minima considerazione migliaia di osservazioni e prese di posizione contrarie di decine di Comuni, Enti autorevoli come ARPAV e USSL 13, Associazioni di Categoria (Confesercenti, ASCOM, Associazione Consumatori, Associazione artigiani), sindacati, rappresentanti della Chiesa, gruppi regionali di opposizione, esponenti politici di Lega e PDL, Sindaci (Orsoni e Zanonato), e ben 11.000 cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare promossa da CAT e associazioni.
Insomma a favore di Veneto City sono rimasti solo i proponenti e i due Sindaci ai quali pure il Presidente Luca Zaia ha addossato ogni responsabilità.
Per di più mancano i presupposti di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dell’opera per applicare lo strumento dell’Accordo di Programma, e nemmeno la normativa nazionale ambientale in materia di Valutazione Ambientale Strategica è stata rispettata.
CAT smentisce categoricamente le accuse di insulti e aggressioni denunciati dal Sindaco Maddalena Gottardo. Tutti gli attivisti e i simpatizzanti hanno mantenuto un atteggiamento non violento e non offensivo seppure vivace e determinato. In ogni caso, in relazione alla presunta aggressione, il Sindaco aveva la possibilità e il dovere di segnalare l’accaduto alle decine di Carabinieri presenti.
CAT ringrazia tutte le organizzazioni che hanno sostenuto e partecipato alla manifestazione, ma anche le forze dell’ordine per l’atteggiamento pacato e dialogante che hanno mantenuto.
Ora la mobilitazione continua con ancora più determinazione di prima,
i Comitati non si arrendono!!!
Cittadini Comitati e Associazioni bloccano Veneto City.
Una contestazione non violenta ma assordante ha reso impossibile l’approvazione dell’accordo di programma per il Polo del Terziario Avanzato. Tutto rinviato alla prossima settimana.
Un grande successo ma anche una lezione democratica a degli amministratori sempre più asseragliati nel “fortino” della politica.
Ora la mobilitazione continua con ancora più determinazione.
I Comitati non si arrendono.
Oltre 300 cittadini, attivisti e simpatizzanti di comitati, hanno “assediato” per ore in modo pacifico e non violento quello che ormai è diventato il simbolo del “fortino” della politica, ripristinando almeno per un po’ di ore il principio costituzionale secondo il quale “la sovranità appartiene al popolo” (Art. 1 Costituzione Italiana). La manifestazione organizzata ha determinato la mancata approvazione dell’Accordo di Programma su Veneto City. Un successo fatto di grande civiltà.
Lo sgombero coatto degli attivisti presenti all’interno del Consiglio Comunale, imposto dal Sindaco di Dolo dopo 5 ore di assordante contestazione, dimostra una volta di più come la vicenda Veneto City sia diventata una questione di democrazia, e non solo una battaglia per la difesa dell’ambiente e della salute.
Una manciata di Consiglieri e Assessori di due comuni, votati da meno di 8.000 persone, decidono su un progetto che avrà conseguenze pesantissime per un territorio molto più vasto e popoloso (almeno 240.000 abitanti coinvolti).
Una decisione presa non tenendo in minima considerazione migliaia di osservazioni e prese di posizione contrarie di decine di Comuni, Enti autorevoli come ARPAV e USSL 13, Associazioni di Categoria (Confesercenti, ASCOM, Associazione Consumatori, Associazione artigiani), sindacati, rappresentanti della Chiesa, gruppi regionali di opposizione, esponenti politici di Lega e PDL, Sindaci (Orsoni e Zanonato), e ben 11.000 cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare promossa da CAT e associazioni.
Insomma a favore di Veneto City sono rimasti solo i proponenti e i due Sindaci ai quali pure il Presidente Luca Zaia ha addossato ogni responsabilità.
Per di più mancano i presupposti di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dell’opera per applicare lo strumento dell’Accordo di Programma, e nemmeno la normativa nazionale ambientale in materia di Valutazione Ambientale Strategica è stata rispettata.
CAT smentisce categoricamente le accuse di insulti e aggressioni denunciati dal Sindaco Maddalena Gottardo. Tutti gli attivisti e i simpatizzanti hanno mantenuto un atteggiamento non violento e non offensivo seppure vivace e determinato. In ogni caso, in relazione alla presunta aggressione, il Sindaco aveva la possibilità e il dovere di segnalare l’accaduto alle decine di Carabinieri presenti.
CAT ringrazia tutte le organizzazioni che hanno sostenuto e partecipato alla manifestazione, ma anche le forze dell’ordine per l’atteggiamento pacato e dialogante che hanno mantenuto.
Ora la mobilitazione continua con ancora più determinazione di prima,
i Comitati non si arrendono!!!
CAT Comitati Ambiente e Territorio - Riviera del Brenta e
Miranese
web: www.infocat.itmail: trabrentaegraticolato@gmail.com
venerdì 9 dicembre 2011
SE S'INCRINA QUESTO
RAPPORTO VIENE MINATO ALLA BASE IL NOSTRO SISTEMA SOCIALDEMOCRATICO.
QUESTO E’ IL MOTIVO PER CUI NASCONO I COMITATI.
OCCORRE MAGGIORE E VERA TRASPARENZA, INIZIANDO DAI COMUNI.
COMUNICATO STAMPA CAT 9 DICEMBRE 2011
I
SINDACI DI DOLO E PIANIGA E IL PRESIDENTE DELLA REGIONE VENETO ZAIA STANNO PER
DARE IL SEMAFORO VERDE A VENETO CITY, MA SUBITO DOPO E’ GIA’ PRONTA LA ROMEA
COMMERCIALE CON ARRIVO A RONCODURO.
AL
DI LA' DEI PROCLAMI DEL PRIMO CITTADINO DI DOLO, QUESTA E' LA SOSTANZA DI
QUANTO SOTTOSCRITTO DALLA GOTTARDO
I Comitati lo avevano detto per
tempo, Veneto City “chiama” la Romea Commerciale a Roncoduro, ed infatti questo
è lo scenario che si prospetta per la Riviera del Brenta.
In questi ultimi giorni stiamo
assistendo a vergognosi scaricabarile. Il governatore Zaia, proclamandosi
contrario a nuove cementificazioni, dichiara che non firmerà il decreto di
approvazione di Veneto City se prima non verrà ratificato da Comuni e
Provincia. Come potrebbe arrivare alla sua firma senza questi passaggi?
Tuttavia il tentativo è chiaro, anche se disperato: appioppare ai Sindaci la
responsabilità.
Da parte loro i Sindaci di Dolo e
Pianiga, praticamente non difendono più il progetto e si dicono costretti a
procedere in base alla programmazione regionale e affidano ai Consigli comunali
la decisione definitiva. Così saranno i consiglieri il capro espiatorio di
tutta la faccenda, su di loro ricadrà ogni responsabilità!
Anche se
nessuno lo ammette è evidente che l’approvazione di Veneto City è l’atto
propedeutico e strettamente necessario all’avvio di tutte le altre opere
connesse: romea commerciale per prima.
Scandaloso come la Sindaco Gottardo
cerchi di nascondersi dietro un dito, dichiarandosi paladina della famosa – e
fumosa – “opzione B” con l’innesto a Villabona, che comunque sarebbe
disastrosa.
E’ confermato e palese che le sue
dichiarazioni pubbliche sono solo fumo negli occhi dei cittadini.
A conferma di ciò, nel verbale
allegato alla delibera (n°1188 del 26.7.2011) si legge che “il Sindaco di
Dolo esprime parere favorevole, concordando con la proposta di prescrizione
formulata dall'assessore Chisso”, e cioè che nel progetto definitivo “il
tracciato dalla località Lughetto in Comune di Campagnalupia alla connessione
con il sistema autostradale la soluzione progettuale verrà individuata in sede
di progetto definitivo. La Regione Veneto si impegna, per l'espressione di
parere sul progetto definitivo, a concordare la soluzione con i Comuni
interessati”. Peccato che per le opere inserite in Legge Obiettivo, come
nel caso dell’autostrada Orte-Mestre, solo il progetto preliminare viene
sottoposto a VIA (valutazione impatto ambientale). In sostanza, quanto
riportato nel verbale della riunione tra Sindaci e Regione, costituisce una
mera dichiarazione d'intenti che resterà lettera morta, così come è già avvenuto
con le prescrizioni attese nel progetto definitivo del Passante (tunnel sotto
il nuovissimo, arretramento barriera a Roncodro) e rimaste completamente
disattese. Da evidenziare, inoltre, che gli altri due amministratori locali
contrari all'inserimento della Romea Commerciale a Roncoduro, i Sindaci di
Campagnalupia e Pianiga, non erano presenti in sede di recepimento del parere.
E’ l’ennesima riprova di come questi
amministratori non siano né credibili, né degni.
CAT
lunedì 5 dicembre 2011
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S. Francesco ecologista ante litteram
DALAI LAMA
DOMANDA:COSA L'HA SORPRESA DI PIU' DELL'UMANITA'?E Lui ha risposto:




